LUCIANO MARRUCCI
Novelle, Racconti, Piccole Storie
 





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Vanni della Melagrana

III

La ruota della fortuna.

Se la cosa cambiò da cosi a così, la colpa fu di un altra ruota...
O non gli entro in testa al conte Osvaldo Caputo di mettersi a giocare al casino? Li c'è una pallina che va per conto suo e si ferma dove vuole lei quando la ruota smette di girare. Tutto sta a vedere dove si va a fermare questa pallina. Uno fa: io dico che si ferma sul tre e allora punta una certa somma sul tre. Se lei si ferma sul tre (ma è piuttosto difficile perché i numeri sono trentacinque) ha diritto di avere un mucchio di quattrini; se invece si ferma su un altro numero, lui perde tutto quello che ha puntato.

Per via di questa ruota il conte Osvaldo Caputo finì in una notte quello che i suoi avi avevano guadagnato con la ruota del molino. Quella notte puntò sui numeri neri e che usciva? Usciva un numero rosso! E viceversa! Alla fine s'incaponì su un numero solo: il 31. Ma la pallina pareva che questo numero non lo cono-scesse nemmeno. Lo rasentò, lo scansò, lo strozzò; quella notte tutti i numeri vennero fuori fuorché il trentuno.
Il conte Caputo, che era davvero convinto che la costanza è una virtù, rimase su quel numero e così gli andò male fino in fondo.

Meno male che, quando fu sul punto di giocarsi anche la villa di Faggeto, ci ripensò. Ci ripensò e disse tra sé e sé: "Questa non me la gioco; c'è il mio nipote Vanni che studia a Bologna; lui è sempre sui libri, ma a quest'ora sarà a letto da due o tre ore e non immagina che stanotte ho finito un patrimonio, che toccava proprio a lui, povero Vanni. Almeno qualcosa bisogna lasciargli, a questo nipote! La villa, non la gioco'.
Rimase nel casinò ancora una mezz'ora per vedere se questo trentuno sarebbe uscito almeno una volta. Ma il trentuno non uscì.

Senza perdere la calma, chiese mazza e mantello, lasciò una bella mancia al servitore: nello scendere quelle scale tutte intappetate di rosso, disse quello che pensò: "Sono stato fortunato a non giocarmi la villa di Faggeto!"
Come salì in automobile, disse all'autista che il trentuno quella notte era stato un numeraccio. Non ag-giunse altro fino a che l'automobile non si fermò da-vanti al portone. Allora parlò così all'autista: "Da do-mani questa non è più casa mia: per quanto mi ri-guarda, puoi anche dimenticare questo indirizzo'.

Lo disse con un leggero sorriso sulle labbra. Sollevò per un momento la sua mazza d'ebano e riguardò il pomo d'argento che raffigurava una melagrana con i chicchi di granata. La presentò all'autista come quando si con-segna una spada. "Quando vincevo mi è sempre man-cato di darti qualcosa; stasera ho tutto, o tutto, e, dato che non ti chiamerò più a questo por-tone, prendo quest'ultima occasione per darti questa cosa: e un ricordo solo per tante uscite notturne. Buo-nanotte!"
Le cose si vennero a sapere anche a Faggeto e gli abitanti della zona tirarono fuori il detto: "La vita è una ruota!"

( continua )

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