Vanni della
Melagrana
IV
Vanni
della Melagrana
viene a stare a Faggeto e
per via di Umberto Eco lo
mettono a nome "il poeta".
Mutate
così in peggio le cose per i signori della Melagrana,
il nipote che, per rimanere vicino all' uni-versità,
era a dozzina da una famiglia più che distinta di Bologna,
interruppe gli studi che non aveva venti-due anni, fece baule
e valigie e venne a stare a Faggeto col nonno Osvaldo Caputo
nell'unico possedimento che era rimasto ai conti dopo quella
batosta.
Campare, campavano. Avevano
però dovuto scordarsi la selvaggina girata allo spiedo,
i polli in galan-tina, le pappardelle alla lepre e le primizie
di stagione.
In paese erano in pochi i ad averlo visto in faccia ed i più
si domandavano che tipo fosse, che occupazione avesse e come
sopportasse quella bacchiata che era toccata alla casata. Genitori,
questo lo sapevano, non ne aveva perché li aveva persi
quando era piccino; dunque stavano insieme nonno e nipote.
Più presto o più
tardi, a Faggeto tutti finivano per avere un soprannome Il conte
Caputo veniva chia-mato 'Raduno' per via di una macchina molto
vecchia.
A sentire lui, questa macchina, verde bandiera, con le cromature
tutte luccicanti, si chiamava Isotta Fra-schini. Una di quelle
automobili che garbano a quei fissati che non lasciano occasione
per radunare tutta questa anticaglia per farla vedere a quelli
che non ce l'hanno. Siccome il conte diceva che andava a questi
raduni, incominciarono a chiamarlo 'Raduno'. "Dove va il
conte?" "Va a un raduno?' "Raduno mi sembra un
po' invecchiato." E cosi via.
Di mettere un soprannome
al conte Vanni non se ne parlava nemmeno. Non se ne parlava
nemmeno fino a che, all'unico caffè del paese, non capitò
un signore che veniva di fuori. Ordinò un caffè,
bevve e pagò. Invece di andar via si mise dietro a un
tavolo dove giocavano a briscola. "Come mai ", domandò
a un certo punto, 'voi chiamate il fante, il gobbo; il re, il
regio e i danari, mattoni?"' Il gobbo è il gobbo
e il regio è il regio", rispose uno. "I mattoni
noi si chiamano mat-toni." - aggiunse un altro.
Quel signore fece cenno di aver capito. Poi, accor-gendosi che
tutti lo stavano a guardare per fargli la stessa domanda, disse
di chiamarsi Umberto Eco. Era venuto per sapere qualcosa su
un certo Vanni della Melagrana, un suo studente che aveva interrotto
gli studi, per fargli una visita e per sapere qualcosa di lui.
Gli rispose il guardiacaccia:
"Il vecchio è a fare una passeggiata a piedi; ma,
il giovane, l'ho visto ieri par-tire con la borsa e quando parte
con la borsa, lui prima di due o tre giorni non ritorna davvero".
Si lisciò la barba prima di parlare. "Fategli sapere
che sono venuto a trovarlo. Una cosa voglio dirvi prima di andare:
questo ragazzo è un poeta... un vero poeta."
La parola 'poeta' come soprannome a questo Vanni era abbastanza
adatta: c'era dentro un po' di rispetto e un po' di compatimento:
dunque andava bene per questo Vanni che, bene o male, un soprannome
se lo meritava anche lui.
Quando Vanni tornò
venne a sapere di quella visita, ma non immaginava che da due
giorni anche lui aveva un soprannome; lo seppe più tardi
e ad uno che gli domandò se era contento di essere chiamato
'poeta' lui rispose; "Meglio che nulla!
"
( continua
)
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