Vocabolario
dei primi due anni
Babbo
– Il padre. Da principio anche babba per assonanza con
mamma.
Bau - Il verso del cane. Bausette!
Simulata intenzione di far paura al bambino.
Bè – Il verso
della pecora; la pecora stessa.
Bua – La ferita, il
livido, il dolore fisico. Il bambino s’è fatta
la bua.
Bubbo – L’essere
di cui bisogna aver paura. L’omo nero. Attento: c’è
il bubbo che ti mangia!
Cacca
– Le feci del bambino; ma anche tutto ciò che non
si può toccare, né si deve mangiare. E’
cacca! Stai alla larga non toccare!
(A) Cecce – Anche a
ceccia. A sedere. Mettiti a cecce.
Chicco – Il dolce; una
cosa buona. Babbo t’ha portato i chicchi!
Ciao – Espressione di
saluto, presente più nel gesto che nella parola del bambino.
Fai ciao a tato!
Ciccia – La carne. Ora
il bambino bravo mangia la ciccina.
Ciccino – Il bambino.
Usato anche al femminile. Cha fa la mia ciccina?
Ciuccio – Il biberon.
Detto anche puppo.
Cocca – La gallina.
Cocco – L’uovo.
Ciò che si cova e viene coccolato. Tu sei il mio cocchino!
Cucco – L’ultimo
nato; il prediletto. Il cucco è l’ultimo nato della
nidiata; proprio perché si presenta più debole
degli altri è oggetto di maggiori cure da parte dei genitori
e finisce per diventare più bello e più forte
degli altri.
Dindo
– La moneta che squilla. Lo vuoi il dindo?
Dindòn – La campana.
Dondo – Il dondolo.
Feffe
– Il caffellatte.
Lallo
– Il cavallo.
Mamma
– La madre.
Miao – Il verso del
gatto; il gatto stesso.
Mimmo – L’altro
bambino. Andare ai mimmi. Uscire fuori dove s’incontrano
altri bambini.
Mommo – Qualsiasi bevanda.
Nanna
– Dormire; più semplicemente, addormentarsi. Andare
a nanna: andare a letto. Fai la nanna: Addormentati.
Ninna–Nanna –
Cantilena con cui si cerca di addormentare la creatura.
Nina – La bambina.
Nino – Anche nini. Il
bambino.
Nonna – La madre di
uno dei genitori. Anche la vecchia, ma in tono affettivo.
Nonno – Il padre di
uno dei genitori.
Pappa
– La zuppa.
Pappo – Il pane. Pappo
più mommo è uguale a pappa.
Pipì – L’urina.
Popò – Le feci
del bambino, ma non in senso dispregiativo. L’hai fatta
la popò? Per affinità di segnali sonori, anche
l’auto.
Puppa – Il latte più
che la stessa mammella. In mancanza di latte materno, tutto
ciò che può uscire dal ciuccio.
Puppo – Il biberon,
detto anche ciuccio.
Tata
– La sorella, la zia, l’amica.
Tato – Il fratello,
lo zio, l’amico.
Totto – Il cane. Totto!
(anche Tosto!) Stai alla larga; non toccare!
Tottò – Le botte.
Stai buono, sennò ti fo tottò.
Appendice
Ah!
Ah! Signore Dio, ecco io non so parlare: sono un bambino! Ger
I, 6
Interiezioni,
fonemi, epifonemi sono espressioni di difficile denominazione
e di comunissimo uso. Voci al confine tra la parola e il suono.
N. Tommaseo le chiama minime unità fonologiche. Di fatto
in molti casi esprimono molto di più del nome, del verbo
e di qualsiasi altra parte del discorso. (Tanto per fare un
esempio che vale nel campo degli adulti, un semplice boh! Tende
a significare: non lo so e non m’importa di saperlo.).
Eh! (con tono esclamativo) equivale a: Ho capito! Sono d’accordo!
Eh? (con tono interrogativo) equivale a: Non ho capito! Non
sono d’accordo!
E’ sorprendente che la più minuta parte del discorso
sia adatta ad esprimere , non solo l’idea, ma anche l’emozione.
Essa è rivelatrice (traditrice) di uno stato d’animo
oltre che del pensiero.
L’epifonema è l’infanzia della parola; è
naturale che il bambino trovi in esso ciò che più
corrisponde alle sue esigenze di linguaggio immediato. Proviamo
a dare uno schema approssimativo d’espressioni elementari:
Oh! Assenso, richiamo
Eh! Consenso.
Eh? Interrogazione, domanda
Ih! Scherno, canzonatura, schifo.
Oh! Sorpresa, stupore.
Uh! Meraviglia, orrore.
Si può dire che, per lo più, il bambino monologa
sulla a, piange sulla e, vocalizza sulla u (quella che il Tommaseo
chiama la vocale più armonica).
Ueh! Ueh! È il verso più comune del pianto. Ma
è importante notare come nella strascicata delle vocali
il segnale può variare secondo la tonalità minore
o maggiore! La forza si esprime in maggiore, il languore in
minore, come mi pare di dover affermare anche per i versi degli
uccelli. Volendo cercare un’analogia con i linguaggi d’altri
animali, trovo che la voce del capretto è forse quella
che più assomiglia per qualità timbrica a quella
di un bambino. Ho visto più volte la capra accorrere
dove un bambino piangeva. Memoria codificata del servizio che
faceva la “mucca dei poveri”? O semplicemente affinità
di linguaggio tra bambini e caprettini che in tempi remoti si
copiarono i loro segnali? Certi segnali sono naturali rispondendo
alla struttura dell’apparato fonetico o, comunque, ad
un’acquisizione remota; altri sono convenzionali e si
riferiscono in qualche modo al suono o al rumore che accompagna
una funzione. Consideriamo le fasi del mangiare:
Ahum! Invito ad aprire la bocca
(Mangialo: è buono!).
Gnahum! Invito a masticare (Fanne
un boccone!).
Mahum! Invito ad ingoiare (E’
buono: buttalo giù!).
Può essere interessante notare come, mentre i nomi hanno
sillabe consonantiche e iniziano per consonante, le interiezioni
cominciano per vocale e molto spesso sono risolte in un’unica
sillaba. Esistono poi delle forme contratte che in una sillaba
sembrano assimilare la funzione del complemento con quella del
verbo.
To’! Io do a te, (prendi!).
Mo’! Tu dai a me (Dammi!).
Le’! (con la variante
Leh!) che io ipotizzo come la fusione dell’avverbio Lì
con l’interiezione Eh. Risulta in questo caso una ingiunzione
che corrisponde a questa frase: Stai lì eh!
Il caso di un verbo che si contrae in un’interiezione
potrebbe essere quello dell’ingiunzione che si fa per
lo più ad un cavallo quando s’invita ad andare
avanti: ii!, con preciso riferimento al verbo latino ire.
Tra le espressioni contratte sono quelle che resistono nel linguaggio
degli adulti:
Baoh! Bada oh!
Gaoh! Guarda oh!
Seoh! Senti oh!