NARRATIVA
Novelle per addormentare il bambino ...o anche
per svegliarlo

La
novella dell'uomo della nuvola
Senza
una pianta di ulivo, senza una pianta di vite, il poggio pulito
e arcuato, era tutto coperto di lupinella in fiore. Sembrava
la groppa di una cavalla che avesse addosso una gualdrappa rossa
e verde. All'improvviso, da levante, comparve una chiazza bianca.
La macchia si allargò, si allargò, Diventò
come una nuvola spinta dal maestrale; ora la collina appariva
tutta coperta da un'unica grande pelliccia di pecora.
" E' arrivato l'uomo della nuvola ", dissero i bambini
di Faggeto e corsero verso la collina. Si sentirono i sonagli
con quei rintocchi radi che danno le campane di campagna sui
finire del doppio. In mezzo al gregge di pecore videro quest'uomo
che reggeva un bastone lungo e ricurvo. Si avvicinarono ancora:
egli aveva una giubba aperta senza maniche, dei calzoni di fustagno
e una fusciacca di canapa intorno alla vita. Andarono ancora
più vicino: era un giovane vecchio. La sua pelle aveva
il colore del rame di una statua fusa d'allora e le sue vene
parevano rivoli della colata. Intorno alla testa aveva una corona
di capelli bianchi, fini e arricciolati come quelli di agnello
appena lavato dalla madre. I suoi occhi erano limpidi e celesti.
Mandavano lampi verdi quando sorrise ai ragazzi che si erano
fatti strada tra le agnelle più vicine.
" Chi sei? ", gli domandò uno di loro, "
Abbiamo sentito parlare di te e della nuvola bianca che porti
dietro a te. La nuvola che copre la collina come se fosse una
grande pelliccia di pecora. Chi sei? ".
" La nuvola che trascino dietro di me è quella stessa
che trascina me. Ma se volete sapere chi sono, dovete sapere
come comincia la mia storia. E allora sedete con me in questa
tonsura di prato... C'era un bambino che non aveva mai visto
il mare. Questo bambino ero io. Il Barone Della Fama Bianca,
che doveva essere proprio mio padre, stabilì un livello
di cento staia di grano e dieci barili d'olio, perché
il Priore della Chiesa mi allevasse e mi istruisse.
Il Priore morì prima di giungere a vecchiaia. Intanto
io avevo imparato a leggere sui grossi libri che avevano le
costole di pergamena. Per quanto avessi imparato a scrivere
su fogli bianchi senza righe, io non sapevo raccontare niente
di me perché la mia storia non era ancora incominciata.
Allora ero un bambino che non aveva mai visto il mare.
Guardavo le nuvole che si avvicinano e si allontanano da me;
ero sicuro che loro venivano dal mare e al mare ritornavano.
Da quello che avevo letto sui libri, sapevo che le rondini fanno
così lunghi viaggi da raggiungere altre terre. Sapevo
anche che tutti i ruscelli, come quello che attraversava la
mia terra, corrono verso i fiumi e che i fiumi vanno con lento
ma continuo cammino verso il mare.
Nel mio borgo non conoscevo nessuno che si allontanasse da casa
per lo spazio di una giornata. Uscivano la mattina e rincasavano
prima di sera.
Un giorno, fu proprio quel giorno, passò dalle mie parti
un pa-store con un branco di pecore. Lui aveva visto il mare.
Gli domandai cosa bisognava fare per vederlo e lui mi rispose
che bisognava muoversi col sole. Bastava andare verso o contro
il sole per trovare il mare. Quando gli chiesi se potevo fare
questo cammino con lui mi disse che dovevo chiederlo a mio padre
e a mia madre. Ma io non conoscevo ne mio padre, né mia
madre e chi mi aveva insegnato molte cose ora aveva solo cinque
parole sulla tomba. " Allora vieni con me ", mi disse
il pastore, "Più o meno presto, più o meno
tardi, il mare lo vedrai anche tu ".
Così diventai garzone di gregge. Imparai altre cose:
tosare le pecore, mungere, far cagliare il latte ancora caldo
per preparare for-maggi e ricotte. Dormivo nei fienili e nei
covili, più spesso sotto il cielo aperto avendo imparato
a coprirmi gli occhi piegando il braccio sulla fronte. Ma la
mia ansia di arrivare mi faceva sembrare il viaggio troppo lungo.
Un giorno arrivammo ad una grande basilica di marmo che per
tetto aveva il cielo e per impiantito aveva un prato. Dentro
c'era un grande silenzio; allora quello che mi aveva condotto
fin là mi disse: " Tutto quello che dovevi imparare
lo hai imparato. Ascolta: se sai come partire, sai come arrivare.
Questo cammino lo devi compiere da solo perché... è
una cosa grande quella che vuoi fare ".
Mi dette dieci agnelle, cinque pecore pregne e cinque da latte,
più un montone con le corna avvolte. Mi consigliò
di tenere la mia ombra davanti, al mattino, e dietro, alla sera.
Nel salutarmi mi disse: " Vai col sole! ".
Andai col sole. Mi ci vollero due settimane per arrivare a Fonte-blanda,
vicino a Talamone. Attraversata la macchia, trovai la rena e
oltre la rena c'era il mare che ci aspettava. Era turchino,
ma quando il sole tramontò prese tutti i colori. Ricordo
che le pecore pregne vennero dietro a me verso questa prateria,
fino a bagnare nell'acqua le loro ombre. Non ci staccammo dalla
spiaggia fino a che non venne notte. Quando la luna si abbassò,
si abbassò sull'acqua, tra la terra e la luna si formò
una tremula strada d'argento; come un invito ad an-dare più
oltre.
In seguito andammo verso l'altro mare, dove sorge il sole. Da
allora, l'onda diventò sponda. Da sponda a sponda traghettai
il mio gregge tante volte quanto sono le stagioni che formano
la mia età. Mi accorsi quasi all'improvviso che il mio
gregge era diventato come una grande nuvola e allora mi domandai
quale fosse il vento che la sospingesse.
Cari ragazzi, che ora mi guardate, questo, io non lo so: se
sono io a trascinare questa nuvola, o se è questa nuvola
a trascinare me ".
Come il pastore fece silenzio, le pecore mossero verso di lui
e nell'andare strusciarono i loro velli sui fianchi dei bambini
e con questo movimento davano una carezza e la ricevevano da
loro.
L.M.