Essere o non essere: questo è il dilemma.

E’ la formulazione di un dilemma che, probabilmente, ha raggiunto una divulgazione che non ha paragoni. La troviamo nel III atto dell’Amleto di William Shakespeare. Un dilemma che inizialmente ha un’impostazione speculativa (possiamo anche dire metafisica), infatti enuncia, nei due poli, due opposti di ordine metafisico: essere o non essere.
Nel suo sviluppo il dilemma diventa pratico ed anche morale, in quanto si estende alla sfera del comportamento e delle scelte che orientano l’agire umano.

Essere o non essere… Questo mi chiedo: se sia più degno soffrire nell’intimo cuore i colpi ed i dardi di una sorte crudele, o prendere le armi contro un mare di affanni e, lottando, finirli.
Morire… Dormire, non altro; e con un sonno dire che poniam fine alla sofferenza del cuore, ed alle mille offese naturali che sono l’eredità della carne! E’ l’epilogo cui dovremmo devotamente mirare.

Il dilemma compare spesso anche nel linguaggio parlato. C’è una rappresentazione nel discorso comune in formule volgarizzate: o mangiar questa minestra o saltar quella finestra; ed anche o bere o affogare.
In filigrana è presente anche in alcuni discorsi forbiti. Nel Vangelo troviamo un esempio di dilemma risolto, nel senso che viene già enunciata la risposta che corrisponde alla proposta di una scelta: Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde l’anima? Dove è evidente che si dà una risposta alla domanda: è meglio avere il massimo successo o assicurarsi la salvezza dell’anima?

Un grande logico matematico ucciso da un paradosso!

Si tratta di Kurt Gödel (Brno, 1906 – Princeton, 1978). Fu afflitto, fin dalla sua adolescenza da un gravissimo disturbo mentale: l’ipocondria, una forma di suggestione in cui l’individuo arriva a sospettare e temere la presenza, nel proprio organismo, di gravi malattie del tutto immaginarie. Essa stessa è una malattia.
In forza di una ipocondria delirante, si era convinto che il suo stesso alimento fosse avvelenato. Per lui il dilemma si pronunciò così: mangiare o non mangiare? Pur rendendosi conto che non mangiando sarebbe morto di inedia, scelse di non mangiare. E così, colui che aveva affrontato e risolto magistralmente il Paradosso di Russel, si spense all’età di 72 anni, vittima di un dilemma che lui stesso aveva formulato.

 

Il linguaggio figurato

Una stessa cosa può essere espressa in un linguaggio razionale, ma anche in un linguaggio emotivo. Il linguaggio emotivo fa ricorso a traslati, a figure retoriche e a figure grammaticali.
C’è da dire che il linguaggio emotivo, facendo appello alle risorse della fantasia e dell’immaginazione, è quello che risulta più poetico e in definitiva più efficace.
La stilistica propone delle definizioni e delle norme in proposito; ad esempio pretende di insegnare come si costruisce una metafora, un’allegoria, ci dice cos’è una sineddoche, un anacoluto o una preterizione.
Riportiamo quanto ha scritto Tommaso Campanella a proposito della poesia:“La poesia non ha mai obbedito a delle regole, semmai, ne ha inventate qualcuna!”.
Comunque bisogna rilevare che nel linguaggio comune e anche in quello forbito, il linguaggio emotivo, che abbiamo già detto il più efficace, è anche il più applicato.
Costruiamo ora una serie di esemplificazioni parallele in cui la stessa cosa può essere espressa sia in un linguaggio razionale che in un linguaggio emotivo:

  • E’ un personaggio molto importante nel mondo dello spettacolo: E’ una star!
  • Una persona di cui non ci si deve fidare: E’ una vipera!
  • Possente, ardito e imperioso: Un leone!
  • Molto acuto nella capacità di analisi di sintesi: Un’aquila!

Parallelamente possono essere usate per evidenziare qualità peculiari di una persona: “Iena”, “tigre”, “formica”, “cicala”.
Abbiamo considerato soltanto degli esempi limitandoci ad immagini animali, ma in realtà il linguaggio figurato attinge ad ogni sorta di elementi concreti.
Teniamo presente che questo tipo di linguaggio riguarda anche le espressioni in cui la logica sembra cedere di fronte alla fantasia:
“Mi pare mill’anni che non ti vedo!”, “Non vedo l’ora!”, “Ci vedo doppio!”, “Non me ne importa un cavolo!”, “E’ così noioso che fa venire il latte alle ginocchia!”, “E’ un vulcano di idee!”, “Ha una fame da lupi!”, “E’ un figlio di un cane!”.

L’allegoria

Si può dire che l’allegoria è una metafora ampliata.

Nel linguaggio figurato è elencata l’allegoria, che è una specie di metafora ampliata. Molto impiegata nei poemi epici e cavallereschi, ebbe molto fortuna nelle esercitazioni accademiche. Oggi si può dire che questa figura letteraria è quasi del tutto abbandonata in quanto può risultare troppo artificiosa e dunque stucchevole. Si può definire un artificio stilistico per cui un concetto astratto è reso attraverso elementi concreti legati a questo concetto da un rapporto simbolico. La virtù e il vizio possono essere rappresentati attraverso una figura fisica. Ad esempio la gola, come vizio, può essere rappresentato da un individuo pingue e rubicondo attorniato da cibi e bevande che gremiscono la sua tavola .

Qui si propone una versione moderna del Silenzio e la Parola, la cui vicenda è intrecciata con quella del Sogno e realtà in una interpretazione che riconduce questi personaggi ad un unico ciclo.

Il ciclo è presentato anche in versione inglese

Silence and Word

Before meeting her, he was sad and lonesome and inclined to brooding.
Not so Word: she was always merry and mirthful, and most importantly, she had a knack for making friends. And what’s more she loved being with them! Admittedly, at times she was so boisterous, unruly even, as to appear shallow.
Anyway, be it as it may, such was the difference between them that they couldn’t help thinking they were made for each other.
No sooner had they met that they’d fallen in love. It wasn’t long before they had a child, whom they called Prayer.

Il silenzio e la parola

Prima di conoscerla, lui era solo, triste e pensieroso.
La Parola era invece allegra, brillante e, soprattutto quando ai trovava con le amiche, delle quali amava molto la compagnia, dimostrava la sua esuberanza, così chiassosa da sembrare superficiale.
Così diversi, credettero di essere fatti l’uno per l’altra.
Si conobbero e si amarono. Dalla loro unione nacque una bella bambina: La Preghiera.

 

Dream and Reality

Dream was little more than a youngster when he met Reality. Reality’s parents weren’t all that keen about their daughter marrying him. But then again their hearts went out to the lad at the thought that he’d had to fend for himself since he was a small boy, having lost both parents at an early age. What’s more, they could hardly doubt their daughter didn’t know what she was doing. After all, she’d always been very practically- minded and down-to-earth, even as a child. And how self-assured she was!
She was certainly more mature than Dream, also because she was older than him, as tell-tale wrinkles here and there clearly revealed. Not even the fact that Reality’s family was well-heeled while Dream could hardly afford the shabby shoes he wore seemed to deter her.
Indeed, it’s probably because they appeared to have so little in common that each presumed to be the perfect match for the other, as lovers are so often inclined to do. But as much as they loved each other, they failed to beget a child. Sadly, Reality discovered she couldn’t have any. What distressed her most was the thought that she’d never be able to give Dream, who, it must be admitted, was extremely handsome, a child as good looking as him.

Il sogno e la realtà

Il Sogno incontrò la Realtà, che era ancora un ragazzo. Se non fosse stato che era un povero orfano, i suoi genitori si sarebbero opposti a questo matrimonio. La Realtà era una ragazza molto concreta, sicura di sé, certamente più matura di lui, anche perché dimostrava abbastanza gli annetti che aveva in più. Per giunta, lui era povero in canna e lei apparteneva ad una famiglia molto agiata.
Così diversi, credettero di essere fatti l’uno per l’altra. Si conobbero e si amarono. Dalla loro unione non nacque né un bambino, né una bambina. La Realtà, bisogna dirlo, era sterile e la sua pena maggiore era di non poter dare a Sogno, che era molto bello, un figlio che gli assomigliasse.

 

How Silence came to be all alone

Silence and Word couldn’t have been happier! Knocking up two meals a day was no easy task for them, but despite their meagre means they were never short of love for each other. Two years swiftly slipped by when their second child was born. They called here Poetry, but her mother hardly managed to see her before dieing.
With her gaze turning from her beloved spouse to her darling baby, Word passed away in Silence’s tight embrace.

Come il silenzio rimase solo

Il Silenzio e la Parola erano veramente felici perché si volevano bene, sebbene fossero poveri e durassero fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Due anni erano come volati ed ecco un’altra bambina: La Poesia. La madre ebbe appena il tempo di guardarla che morì.
Insomma fu nel dare alla luce la Poesia che la Parola spirò nelle braccia del Silenzio.

 

The fate of the two sisters

Barren as she was, Dream’s wife was only too happy to adopt Poetry and raise her with her husband, who, as usual, was caught up in his reveries and failed to comment. But, as the saying goes, “silence gives consent”, so it was assumed he didn’t object.
It was thus that Poetry came to live with them. She was very happy with both her foster parents, but she was especially fond of Dream.
It was quite a different picture, though, back in Poetry’s family home, where Silence was desolate and wholly incapable of discharging even his most elementary parental duties. Lonely and neglected, bare footed and bedraggled, his only remaining daughter, Prayer, would aimlessly go about the house, seeking warmth and affection even more than material comfort.
But no relief seemed to be forthcoming from any quarter. It was then that God, moved to compassion, as God is inclined to be, decided to adopt Prayer and take her into His House. It is said that Prayer was overwhelmed by joy at being reunited with her mother.

La sorte delle due sorelle

A questo punto fu proprio la moglie di Sogno che chiese di allevare e di adottare questa bambina.
Silenzio, naturalmente, non rispose, ma, siccome chi tace acconsente, si capì bene che era d’accordo.
La Poesia si trovò assai bene con i nuovi genitori e si affezionò particolarmente a Sogno.
Nella povera casa del Silenzio rimase, più sola di prima, una bambina scalza e ignuda che nessuno guardava: La Preghiera.
Siccome nessuno la voleva, la prese Dio. Dicono che fosse molto felice di raggiungere sua madre.